La trasformazione digitale del patrimonio culturale apre nuove opportunità, ma anche nuove vulnerabilità. In questo scenario, DEAS considera la cybersecurity come uno strumento per proteggere musei, collezioni e opere d’arte. L’azienda punta inoltre sulla cultura hacker e sulle competenze offensive per individuare rischi e rafforzare la sicurezza.
DEAS: il patrimonio artistico è un asset strategico del Paese da proteggere
Al centro della strategia di DEAS c’è anche un servizio a protezione degli asset del Paese, tra questi anche il patrimonio culturale. La trasformazione digitale ha impattato anche sul patrimonio artistico, in particolar modo sulle sue modalità di conservazione, accessibilità e studio. Tale trasformazione, accanto ai benefici e agli aspetti positivi, crea anche nuovi margini di rischio che possono essere sfruttati dalla criminalità che attacca musei, collezioni e opere d’arte. "Arte e cultura sono asset strategici del Paese e dobbiamo iniziare a proteggerli anche come tali— ha evidenziato la fondatrice dell’azienda di cybersecurity Stefania Ranzato — In DEAS stiamo lavorando molto sulla valorizzazione culturale della figura dell'hacker, anche nella sua componente più creativa e dirompente”.
DEAS: protezione del patrimonio culturale italiano e valorizzazione della cultura dell’hacker
La protezione di una struttura come un museo implica la presenza di telecamere connesse, sistemi di controllo collegati con la rete, archivi digitali, account e credenziali del personale. Tutte informazioni soggette a vulnerabilità. Per queste ragioni DEAS considera il patrimonio artistico e culturale come un valore da proteggere. “Vogliamo promuovere una cultura della cyber offensive al servizio del patrimonio culturale e lavorare alla sottoscrizione di protocolli d'intesa con i musei — ha sottolineato la fondatrice di DEAS Stefania Ranzato — L'Italia custodisce un patrimonio unico al mondo e oggi una parte della sua protezione passa inevitabilmente anche dal dominio cyber". Per fare ciò, l’azienda investe sulla componente offensiva della cybersecurity e sulla valorizzazione dei talenti hacker e del loro modo di pensare. “Giovani talenti capaci di guardare un sistema da prospettive diverse, individuare una vulnerabilità e trovare soluzioni che difficilmente possono essere standardizzate. È una capacità preziosa per la cybersecurity italiana e può essere applicata anche per la tutela di quei beni comunemente meno associati agli attacchi hacker, come il nostro patrimonio museale”.

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