Claudio Descalzi e la sfida della fusione: Eni punta sull’energia del futuro

Il CEO Claudio Descalzi: “Eni reputa necessario avere uno sguardo proiettato nel lungo termine per contribuire in maniera sostanziale allo sviluppo di breakthrough tecnologici, come la fusione magnetica, tecnologia che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’energia garantendo un futuro sostenibile, pulito e prospero”.

Il CEO di Eni Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: perché Eni punta sempre più fortemente sull’energia da fusione

L’energia da fusione è destinata “a rivoluzionare il percorso globale di transizione energetica, accelerando la decarbonizzazione dei nostri sistemi economici e industriali, contribuendo a diffondere l’accesso all’energia e a ridurre i legami di dipendenza energetica nel quadro di una transizione più equa”. Lo ha sottolineato il CEO Claudio Descalzi parlando dei diversi progetti per lo sviluppo di questa innovativa soluzione tecnologica che Eni sta portando avanti in collaborazione con partner scientifici d’eccellenza e aziende, in Italia e nel mondo. Di pochi giorni fa, ad esempio, la notizia che la United Kingdom Atomic Energy Authority (UKAEA) ed Eni hanno costituito RH3OVA, joint venture per accelerare l’industrializzazione dell’energia da fusione. L’accordo si inserisce nel percorso di collaborazione avviato nel marzo 2025 da Eni e UKAEA che porterà alla realizzazione del più grande e avanzato impianto al mondo per la gestione del ciclo del trizio, combustibile chiave nel processo di fusione. Denominato “UKAEA-Eni H3AT (pronunciato “heat”) Tritium Loop Facility", l’impianto sarà localizzato nel campus UKAEA di Culham (Oxfordshire, Regno Unito) e sarà completato nel 2028. In RH3OVA confluiscono le competenze tecniche e industriali di entrambi i partner: la nuova joint venture fornirà consulenza specialistica e servizi operativi all’industria della fusione, in crescita a livello globale, per affrontare al meglio le principali sfide relative al ciclo del combustibile per la commercializzazione dell’energia da fusione.

Energia da fusione: la sfida tecnologica e l’impegno di Eni

Sono sempre più numerosi i progetti a livello internazionale che puntano a portare l’energia da fusione dalla fase sperimentale a uno sviluppo su scala industriale. Oggi questa tecnologia è stata testata solo a livello sperimentale, ma il raggiungimento della maturità industriale potrebbe aprire uno scenario completamente nuovo per il sistema energetico globale, offrendo una fonte di energia a basse emissioni, sicura e in grado di contribuire alla crescente domanda energetica. La fusione sfrutta infatti un processo potenzialmente inesauribile, basato sull’utilizzo di due isotopi dell’idrogeno come combustibile: il deuterio, ricavabile dall’acqua di mare, e il trizio, che può essere prodotto attraverso una reazione fisica del litio. Inoltre, la quantità di energia generata da questo processo è immensa: circa quattro milioni di volte superiore per chilogrammo di combustibile rispetto a quella ottenuta dalla combustione del carbone, secondo l’International Atomic Energy Agency. Il CEO di Eni Claudio Descalzi in diverse occasioni, parlando della “enorme portata in termini di innovazione tecnologica”, ha sottolineato come il traguardo della fusione sia “sempre più concreto e non così lontano nel tempo”. Partnership tecnologiche internazionali di sistema come quelle che coinvolgono Eni sono indispensabili per poter proseguire in questo percorso virtuoso.

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