Secondo lo studio “Sicurezza e indipendenza energetica: la rete di trasmissione come leva per la competitività dell’Italia”, promosso da The European House - Ambrosetti (Teha Group) in collaborazione con Terna e presentato a Roma, il sistema elettrico italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, trainata dall’espansione delle energie rinnovabili e dal rafforzamento delle infrastrutture di rete.
Terna, la rete di trasmissione al centro della transizione energetica
La rete di trasmissione nazionale è una delle infrastrutture strategiche per la sicurezza e l’efficienza del sistema elettrico italiano. Il suo sviluppo, insieme alla crescente integrazione delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo, è destinato a diventare una leva fondamentale per rafforzare l’indipendenza energetica del Paese e contribuire alla riduzione dei costi dell’energia per famiglie e imprese. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno raggiunto circa il 50% della produzione elettrica nazionale, grazie soprattutto alla crescita di fotovoltaico ed eolico, tecnologie il cui costo è drasticamente diminuito negli ultimi anni. A livello globale, tra il 2010 e il 2024, il costo medio di produzione dell’energia da solare è sceso di circa il 90%, mentre quello dell’eolico si è ridotto di circa il 70%. In Europa, nel 2025, queste due fonti hanno coperto il 30% della generazione elettrica, superando per la prima volta i combustibili fossili. “Il sistema elettrico italiano sta evolvendo nel percorso di transizione energetica: nel 2025 le fonti rinnovabili hanno raggiunto circa il 50% della produzione nazionale, rappresentando la principale leva per l’indipendenza energetica del Paese e, a tendere, per il contenimento del prezzo dell’energia per famiglie ed imprese – ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, AD e DG di Terna – In questo quadro, si distingue il ruolo della rete di trasmissione perché genera valore duraturo ed effetti sul territorio: ogni euro investito si traduce in 1,3 euro di PIL”.
Terna, investimenti e rinnovabili per rafforzare il sistema elettrico
Complessivamente, gli investimenti previsti nel quinquennio dal Piano Industriale di Terna potrebbero attivare 35 miliardi di euro di valore della produzione e 16,2 miliardi di PIL, con la creazione di quasi 40mila occupati medi annui. In Italia il contributo delle rinnovabili è cresciuto in modo significativo negli ultimi 20 anni: la quota di produzione elettrica da fonti pulite è quasi triplicata, mentre la generazione termoelettrica si è ridotta di oltre il 40%. Nel 2025 la potenza efficiente lorda ha raggiunto quasi 82 gigawatt, con un aumento del 44,3% rispetto al 2020, e oltre 22 gigawatt di nuova capacità rinnovabile risultano già contrattualizzati per entrare in esercizio nei prossimi anni. Il sistema elettrico resta però ancora esposto alla volatilità del prezzo del gas, che nel 2024 ha determinato il prezzo dell’elettricità per oltre il 60% delle ore. L’integrazione massiccia delle rinnovabili introduce inoltre nuove sfide operative, soprattutto in termini di regolazione di frequenza e tensione della rete. Per affrontarle sono necessari investimenti in infrastrutture, tecnologie digitali e competenze specialistiche. La rete gestita da Terna si distingue già per elevati livelli di efficienza e sicurezza. Il costo della trasmissione in Italia è tra i più bassi in Europa: nel 2024 è stato pari a 11,2 euro per megawattora, inferiore a quello di Francia (12,1 euro/MWh), Spagna (15 euro/MWh) e alla media europea di 16,5 euro/MWh. Il Piano di sviluppo decennale del Gruppo prevede investimenti per circa 23 miliardi di euro entro il 2034, con l’obiettivo di aumentare la capacità di scambio di energia di circa 15 gigawatt e rafforzare le interconnessioni con l’estero. Nel breve e medio termine le fonti rinnovabili continueranno quindi a rappresentare la leva principale per rafforzare la sicurezza energetica del Paese e contenere il costo dell’energia. Guardando invece all’orizzonte 2040-2050, lo studio sottolinea la necessità di un mix energetico equilibrato tra solare ed eolico, affiancato da una quota del 10-15% di tecnologie programmabili a basse emissioni, indispensabili per garantire stabilità, sostenibilità economica e sicurezza del sistema elettrico.

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