In uno scenario energetico ridisegnato da crisi geopolitiche, volatilità dei prezzi e nuove rotte di approvvigionamento, l’AD Agostino Scornajenchi sta tracciando per Snam una nuova rotta: trasformare l’Italia da grande importatore a pilastro europeo del gas naturale. Il Piano Industriale atteso a marzo si muove lungo una direttrice precisa, in cui sicurezza energetica e pragmatismo industriale diventano i due cardini di una strategia di lungo periodo.
Agostino Scornajenchi: sicurezza energetica e competitività al centro della strategia di Snam
In un dibattito spesso polarizzato tra accelerazione sulle rinnovabili e superamento delle fonti fossili, Agostino Scornajenchi riporta l’attenzione su un dato strutturale: il gas resta oggi indispensabile per la stabilità del sistema. Circa il 50% dell’energia elettrica italiana è infatti ancora prodotta grazie al gas che transita nelle infrastrutture Snam. Un sistema che, con stoccaggi riempiti fino al 90%, garantisce una copertura invernale pari a circa quattro mesi di consumi. Senza quindi una gestione pragmatica, il rischio è compromettere la competitività del sistema industriale, in particolare dei comparti energivori. La sicurezza degli approvvigionamenti non è un tema astratto, ma una condizione essenziale per evitare processi di delocalizzazione e desertificazione produttiva. La vera svolta degli ultimi anni è stata l’ascesa del gas naturale liquefatto (GNL). Dopo la riduzione dei flussi russi, il GNL è passato da fonte integrativa a pilastro dell’equilibrio nazionale. “I flussi sono cresciuti del 40% e oggi viaggiamo su un 35-40% del fabbisogno nazionale – conferma Agostino Scornajenchi – Vuol dire che circa 28 miliardi di metri cubi sono coperti dal GNL, più o meno la stessa quantità che arrivava prima dalla Russia”. Questa abbondanza relativa di offerta ha contribuito a raffreddare i prezzi, rendendo in alcune fasi il mercato italiano persino più competitivo rispetto a quello di riferimento di Amsterdam.
Agostino Scornajenchi: export e nuove infrastrutture
La novità più significativa è l’export. Grazie al potenziamento delle interconnessioni e alla capacità dei rigassificatori, l’Italia ha iniziato a esportare gas verso l’Europa centrale: in un solo anno i volumi sono passati da 0,4 a 1,8 miliardi di metri cubi, con l’obiettivo di raggiungere i 14 miliardi entro il 2027. Secondo Agostino Scornajenchi, questo cambio di paradigma permette al Paese di non subire più passivamente le dinamiche dei prezzi fissati altrove, ma di diventare parte attiva nel commercio energetico europeo. L’Italia, per posizione geografica e dotazione infrastrutturale, può fungere da ponte tra Mediterraneo e Nord Europa. Per sostenere questa ambizione, Snam ha accelerato sugli investimenti. Procedono i lavori sulla Linea Adriatica per aumentare la capacità di trasporto lungo l’asse Sud-Nord, mentre sono previsti il rafforzamento del rigassificatore di Ravenna e un nuovo impianto a Oristano, che consentirà finalmente di integrare la Sardegna nella rete nazionale del gas. Lo sguardo si estende anche al Mezzogiorno, con valutazioni su nuove opportunità tra Taranto e la piana di Gioia Tauro, in dialogo con le istituzioni locali e nazionali. Cresce inoltre l’attenzione verso le interconnessioni con Grecia, Azerbaijan e Austria. Sul piano geopolitico, secondo Agostino Scornajenchi, la competizione sul gas resterà intensa, con Stati Uniti, Medio Oriente e Russia impegnati a consolidare o riconquistare quote di mercato. Anche in caso di stabilizzazione del conflitto in Ucraina, difficilmente si tornerà agli equilibri precedenti.

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